Solness
FONDAZIONE DEL TEATRO STABILE DI TORINO – TEATRO NAZIONALE
SOLNESS
da Henrik Ibsen
adattamento Ármin Szabó-Székely
traduzione Tamara Török
con Valerio Binasco, Laura Curino, Alice Fazzi, Mariangela Granelli
Lisa Lendaro, Simone Luglio, Marcello Spinetta
regia Kriszta Székely
scene Botond Devich
costumi Ildi Tihanyi
luci Pasquale Mari
suono Filippo Conti
assistente regia Giovanni Miglietti
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Kriszta Székely, artista associata del Teatro Stabile di Torino e talentuosa regista ungherese, dirige Valerio Binasco, Laura Curino, Alice Fazzi, Mariangela Granelli, Simone Luglio e Marcello Spinetta nel capolavoro della maturità di Ibsen, scritto nel 1892, al culmine della carriera del drammaturgo norvegese, in anni segnati dalla riflessione sul rapporto tra creazione artistica e vita. Solness, architetto ricco e di successo, ma geloso dei rivali più giovani, è un uomo che vorrebbe fermare l’inesorabile scorrere degli anni e avere una nuova occasione di felicità, anche grazie alla giovane Hilde, restando però vittima della propria ambizione e del senso di colpa. In questo testo (qui nell’adattamento di Ármin Szabó-Székely) si alternano temi attuali come lo scontro generazionale, il maschilismo, la prevaricazione dell’uomo sulla donna, così come la nostalgia per il passato, il venir meno della forza fisica, il desiderio di una gioventù replicabile all’infinito.
DALLE NOTE DI REGIA
Ibsen affida sempre a un regista un compito da risolvere, su più livelli. Non offre solo personaggi delineati in modo preciso, relazioni psicologiche e vicende emozionanti valide ancora oggi per una messinscena, ma – nel caso dei suoi drammi sociali – richiede di trovare un contesto in cui queste storie, vecchie più di centotrent’anni, non anneghino in un’evocazione teatrale del passato, in un’esposizione delle nevrosi di una società borghese che è ormai quasi del tutto scomparsa. Le mie precedenti regie di Ibsen (Nora, Hedda Gabler) ruotavano intorno a problemi correlati alla condizione delle donne. In questi lavori cercavamo di capire cosa fosse cambiato nella condizione femminile e cosa no. Come queste figure femminili, in origine scandalose, fossero diventate riconoscibili e universali, cosa fosse successo all’istituzione del matrimonio e della famiglia, come una donna di oggi possa cercare la propria libertà e cosa possa ancora impedirglielo. Nel caso di Solness un nuovo compito si aggiunge a quelli consueti: questa storia ibrida si traveste inizialmente da thriller psicologico, poi, aggiungendo elementi inconsci incredibilmente densi, diventa un discorso misterioso sull’arte, sul prezzo della creazione, sui desideri profondi e le paure e in definitiva sul significato della vita. Al centro c’è un uomo carismatico che orchestra in funzione di sé gli altri personaggi, ma sotto la superficie le relazioni che intrattiene sono tutt’altro che chiare: Solness diventa un prigioniero della sua stessa grande costruzione. L’adattamento di Ármin Szabó-Székely guarda a questa storia contrastata con uno sguardo fresco e contemporaneo, esplorando le sfide poste dal materiale originale e mantenendone intatti tutti i livelli di lettura, con l’aiuto di un cast all’altezza del complesso lavoro di recitazione che questo processo richiede. Inoltre affronta il concetto contemporaneo di successo: come sono legati tra loro l’ego, la realizzazione, la creazione e la libido? Cosa bisogna sacrificare per raggiungere il successo? In che modo la consapevolezza di essere i prescelti distorce la nostra visione? È legittimo giustificare a noi stessi meschinità e tradimenti col fatto che li stiamo mettendo in atto per seguire la nostra vocazione? O anche questa è una vita piena di illusioni? In che modo legittimiamo l’abuso di potere se la persona che lo detiene è sufficientemente scaltra e seducente?
Debutto: Torino, Teatro Carignano, 20 maggio 2025.